Il territorio, il complesso difensivo.

Il territorio del Parco Alto Garda Bresciano era fino all'inizio del conflitto per metà soggetto all'Impero Austro-Ungarico: la popolazione di alcuni comuni era di etnia italiana ma cittadinanza imperiale e soggetta al vincolo di leva Asburgico.

Quando l'area di Tignale e Tremosine fu dichiarata “Zona di Guerra”, la popolazione dovette e sfollare, in buona parte nell'area di Maderno: grande fu l'impatto culturale (diversi nuovi nati ebbero nome “Maderno” o ricevettero il nome di alberghi in cui la popolazione fu accolta) ed economico, anche per le difficoltà nella manutenzione delle coltivazioni, in particolare il patrimonio di oliveti e limonaie.

Le aree di entroterra che più si incuneavano entro il territorio italiano, ritenute indifendibili, furono rapidamente abbandonate dalle scarse guarnigioni austriache nelle prime ore di guerra e vennero gradualmente occupate da truppe italiane fino a stabilizzare un fronte in corrispondenza della Valle di Ledro. Gli austriaci si stabilirono sulle creste del versante nord, precedentemente munite, imperniate sulla piazzaforte di Riva di Trento, con i suoi forti imprendibili.

Sul versante meridionale si costituì la prima linea italiana, scaglionata in profondità fino al crinale Corno di Reamòl (sulla costa) – Cima Guil – Monte Carone – Passo Nota.

Solo a febbraio 1917 venne riconosciuto il rischio di una penetrazione lungo il lago che avrebbe portato nella pianura bresciana, accentuatosi quando la ritirata di Caporetto portò il fronte poco oltre Vicenza, con il conteso massiccio del Pasubio a poche decine di chilometri di distanza.

Fu avviato un possente lavoro di fortificazione alle spalle della prima linea che si protrasse fino all'ultimo giorno di guerra realizzando uno schieramento in profondità su una “linea difensiva arretrata” e tre “linee arretrate di resistenza”, abbarbicate sui ripidi crinali che caratterizzano le vallate della regione, spesso in posizioni panoramicamente spettacolari.

La Seconda linea Arretrata si trovava nel territorio di Tignale, imperniata sul caposaldo nell'Appostamento di Artiglieria di Monte Cas e da qui dislocata su due livelli di profondità lungo le dorsali Casarole – Tignalga e Dosso Piemp – Passo Puria.

Furono dislocate complessivamente circa 2500 postazioni e manufatti lungo una sessantina di chilometri di sviluppo, realizzando una rete di collegamento basata su audaci strade carreggiabili di montagna (tuttora l'unica viabilità di quota) e connesse da circa 200 chilometri di viabilità minore.

Il complesso fu dimensionato per l'occupazione da parte di circa 13.000 uomini e furono allestite postazioni per circa 60 batterie di artiglieria, in parte incavernate.

1.           Appostamento d'artiglieria di monte cas

  • Complesso di artiglieria sul crinale di una spettacolare scogliera a picco  sul lago, alta oltre seicento metri. Sono presenti tre batterie collegate da strada militare con postazioni in barbetta dotate di riservette in caverna e due postazioni in galleria blindata. Il sito è difeso da un sistema di trincee e appostamenti in caverna lungo il fianco del monte
  • Fortificazioni a picco sul lago con eccezionale panorama dell'intero specchio d'acqua e del massiccio dell'Altissimo sulla sponda opposta
  • Sito ben inserito nel circuito turistico, adiacente strada provinciale SP38 e collegato ai sentieri tra Tignale e Campione

2.         Crinale fortificato monte casarole – cima tignalga

  • Crinale di arroccamento dal caposaldo incavernato di Ca' Natone al complesso di Cima Tignalga, contribuisce al blocco della rotabile di fondo valle con appostamenti in caverna e centri di fuoco a cielo aperto
  •  Punto panoramico su Cima Tignalga, con postazioni in caverna, veduta di Valle San Michele con l'Eremo
  • Accessibile da strada provinciale, raccorda alla mulattiera di quota Cima Tignalga – Passo Puria, ove si raccorda con la rotabile sterrata militare che conduce a Tignale e a Cadria – Cima Rest; percorsi molto frequentati sia a piedi che in bicicletta

 

Tipologia dei manufatti e delle vestigia

Il settore ospita un rilevante complesso di fortificazioni speditive di montagna dislocate su una profondità di circa 25km su tre linee di crinale a quote tra i 600 e i 1970 metri, con numerose opere incavernate e ipogee o blindate in CLS armato. Il complesso è supportato da un sistema di artiglieria con diverse decine di batterie e servito da una rete viaria appositamente realizzata e da una trentina di impianti teleforo.

Il patrimonio storico del settore, rilevato dal censimento condotto da Fortidelgarda.it a partire dal 2010, è composto da:

·     850 tratti di trincea (lunghezze tra 4 e 900 metri)

·     550 postazioni di fuoco scoperte (per cannone, bombarda, lanciabombe, mitragliatrice), da aggiungere alle postazioni non riconoscibili dislocate lungo le trincee

·     440 ricoveri o appostamenti di fuoco in caverna, gallerie, tunnel

·     1300 tratti di viabilità (sentieri di collegamento, mulattiere di arroccamento e strade di origine militare), molti dei quali oggi dimenticati dalla cartografia

·     725 spianamenti o aree logistiche (baraccamenti, riservette, zone tendate)

·     170 edifici o ruderi in muratura o pietrame attribuibili a manufatti di origine e impiego bellico

·     cimitero di guerra

·     cippi, lapidi e iscrizioni di reparti e di singoli soldati nelle postazioni

I siti oggetto di intervento, documentati negli archivi militari, ospitano quattro batterie di artiglieria, sei complessi di fuoco per armi automatiche in caverna artificiale, due osservatori di cui uno in cupola blindata, una postazione per fotoelettrica in galleria e alcune decine di trincee e postazioni a cielo aperto.